I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sull’interpretazione della normativa della cedolare per gli affitti abitativi hanno dato ottime indicazioni:  cedolare secca al 10% anche per le locazioni transitorie (ex lege n. 431/1998) e non solo per i contratti di affitto agevolati (3+2) e per quelli per studenti universitari.

Nel dettaglio: questo è quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate rispondendo ad un quesito formulato nell’ambito dell’iniziativa del Sole24Ore, Telefisco 2017. Sono, quindi, circa 120 mila i contratti d’affitto transitori che adesso hanno la certezza di poter applicare la cedolare secca al 10%.  Si conferma così, scrive Confedilizia, l’interpretazione della normativa sulla cedolare per gli affitti abitativi, fornita sin dalla sua introduzione nel 2011.

Secondo l’ultimo Rapporto dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi), il canone medio per i contratti brevi nei Comuni ad alta tensione abitativa è 507 euro al mese. Ad esempio, su una locazione transitoria di nove mesi, la possibilità di applicare l’aliquota al 10% – anziché quella al 21% – riduce il carico fiscale da 958 a 456 euro, con un risparmio di 502 euro.

Siccome il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate ha natura interpretativa, si applica anche per il passato. Perciò, chi ha pagato con il 21%, potrà presentare una dichiarazione integrativa a favore per recuperare la differenza. Peraltro, alcuni proprietari potrebbero aver sempre pagato con il 10%, visto che Confedilizia ha portato avanti questa interpretazione fin dall’introduzione della cedolare secca nel 2011.

Alla cedolare secca agevolata si aggiunge anche la riduzione del 25% di Imu e Tasi prevista dalla legge di Stabilità del 2016 a partire dal 1° gennaio dell’anno scorso. Misura che si applica anche ai transitori, in quanto la norma istitutiva richiama tutti i contratti concordati stipulati in base alla legge 431/1998.

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